LA SAFFA
I primi passi…
del lungo cammino della storia della Saffa risalgono al lontano 1860 quando l’industriale Giacomo de Medici decise di aprire in corso Vercelli a Milano uno stabilimento per la produzione dei fiammiferi.
Gli affari andarono subito bene perchè, in quegli anni, il fiammifero era un prodotto di grande consumo e, non potendo ingrandire lo stabilimento milanese, il de Medici nel 1871 decise di acquistare gli edifici e tutti i terreni dell’ex dogana austriaca a Ponte Nuovo di Magenta e di adattarli a fabbrica. Nacque così la ditta Giacomo de Medici & C fabbrica di fiammiferi di legno e di cera. Era il più grande insediamento industriale dell’epoca e lo sarebbe rimasto per più di 130 anni.
Nel 1877 la Giacomo de Medici spostava tutti i suoi macchinari e impianti nel sito di Magenta e acquistava nuove macchine moderne e tecnicamente all’avanguardia aggiungendo alla produzione di cerini quella di nuovi tipi di fiammifero con miscela accendibile ovunque (al fosforo bianco) e con lo stelo impregnato di zolfo (zolfanelli) o di paraffina (paraffinati).
L’azienda divenne ben presto il primo stabilimento di fiammiferi in Italia e uno dei primi in Europa producendo giornalmente circa 500.000 scatole di fiammiferi di diversi tipi. Nel 1887 dava lavoro a 600 persone.
La fusione…
Nel 1898 il comm. Carlo Castiglioni, vera anima dell’azienda, con i due figli del fondatore, riuscì a concentrare nellaGiacomo de Medici & C. altre 14 aziende fiammiferaie. Nacque così con un capitale sociale di 2 milioni e 800mila lire la Società Anonima Fabbriche Riunite Fiammiferi con sede a Milano. Vale la pena ricordare i nomi di alcune di queste aziende perchè hanno fatto la storia del fiammifero in Italia:
Verso il 1890 l’azienda dava lavoro a circa 900 persone, produceva 7 miliardi di fiammiferi all’anno (3 mil. cerini, 4 mil. di legno) ed esportava oltre 1/3 della produzione.
La crescita aziendale e il welfare…
Nel 1906 i lavoratori erano saliti a 1400. La direzione aziendale ha sempre avuto un occhio di riguardo per la salute ed il benessere dei dipendenti e cosi nel 1904 (prima che la convenzione di Berna ne vietasse esplicitamente l’uso) decise di non impiegare più il micidiale fosforo bianco nella produzione dei fiammiferi perchè era causa di tremenda malattia professionale che portava alla morte o a gravi mutilazioni per chi ne veniva a contatto: la necrosi fosforica!
Si decise così di avviare la produzione dei fiammiferi di sicurezza (chiamati anche svedesi) che contenevano il ruvido fosforo rosso non più velenoso per i lavoratori. Per questo motivo negli anni 1905/1910 furono costruiti dei nuovi fabbricati
Nel clima di paternalismo industriale dell’epoca, già nel 1895 l’azienda provvedeva ad assicurare i propri operai contro gli infortuni sul lavoro (allora non obbligatorio) e nel 1900 realizzò a proprie spese due ampi refettori “con tavoli e panche” riscaldati e in grado di contenere tutti gli operai. Per gratificare e fidelizzare i dipendenti la società inoltre costruì un ampio locale per la scuola di musica dove si formò un apprezzato corpo musicale che per anni allietò le sagre di paese. Nel 1903 venne costruito un asilo nido per i fligli dei lavoratori e evenne eretta una piccola chiesa in stile neo gotico. Nel 1905 si aggiunsero le scuole Elementari per le prime 3 classi e la società forniva gratuitamente i libri ed il materiale necessario. Dopo qualche anno si fondò anche una società sportiva calcistica e non mancavano premi in denaro in casi di matrimoni o funerali ed altri servizi ai dipendenti.

Nel 1924 nasceva uno dei grandi prodotti della famiglia di fiammiferi: Il Minerva, che ebbe un grande successo specialmente nei mercati anglo-sassoni.
l’apice della crescita…
1928 – Dopo alcuni cambiamenti a livello sociale, l’azienda diventa Società Anonima Finanziaria Fabbriche Fiammiferi ed Affini.
1937 – Nasce la SAFFA, Società Anonima Fabbriche Fiammiferi ed Affini
Nel ventennio fascista gli stabilimenti SAFFA lavorano senza grandi problemi, anzi aumentano la produzione e i mercati di vendita, grazie all’alta qualità dei prodotti (specialmente i cerini) che era riconosciuta anche all’estero.
Nel 1942 ecco i dati della SAFFA pubblicati su una famosa rivista dell’epoca
8000 lavoratori
20 milioni KW/anno consumati
20 stabilimenti
20 stabilimenti
95 stabili urbani e rurali
3.000 ettari di pioppeti
15 uffici commerciali in Italy
Negli anni 40/50 si cominciò ad attuare il progetto di affiancare alla produzione dei fiammiferi altre che ne utilizzassero i residui legnosi e che potessero impiegare diametri e qualità dei tronchi di pioppo diversi da quelli adatti per fiammiferi, in modo da avere un utilizzo ottimale da tutte le piante. Nacque così una vasta gamma di prodotti, sempre legati alla lavorazione del legno, che diedero alla SAFFA la conquista del prestigioso premio COMPASSO D’ORO nel 1954 per la “cucina componibile Saffa”.
Nel ventennio 50-70 invece ci fu un ulteriore salto di qualità nelle tecniche di produzione di fiammiferi. Vennero create linee di produzione completamente automatizzate che partivano dal tronco ed arrivavano al prodotto finito. Nello stabilimento di Magenta si progettavano e costruivano anche per le altre fabbriche di fiammiferi le macchine più moderne ed avanzate. Degna di nota era la mitica SUPERCENTO, riconosciuta anche dagli americani come essere la “macchina per cerini più bella del mondo”.
la pubblicità e…
Gli anni 70 sono caratterizzati dal boom della pubblicità. Siamo infatti nel periodo di maggior produzione e consumo di fiammiferi in Italia, con 100 miliardi di fiamme prodotte annualmente (il 50% proveniva dallo stabilimento di Magenta). Gli imprenditori capiscono la potenzialità del fiammifero e grazie anche alla rapidità di personalizzazione delle scatole decidono di investirci. Finisce così l’era delle etichette artistiche ed originali ed arrivano slogan e marchi aziendali sui pacchetti di fiammiferi.
l’inizio del declino…
All’inizio degli anni 80 infatti tutto cambia! Le pesanti campagne antitabacco a livello globale cominciano a dare i loro frutti riducendo drasticamente il numero dei fumatori, ma il responsabile primario del declino è l’accendino usa e getta che si è accaparrato gran parte del mercato dei fiammiferi. Patico da accendere e da utilizzare e a basso costo. Un successo garantito.
L’ultima scatola…
Nel giro di pochi anni il fiammifero, quello che cioè sembrava un prodotto inamovibile dalla vita di tutti i giorni, diventa quasi superfluo. Naturalmente anche la SAFFA è colpita duramente da questo calo di utilizzo e quindi la direzione inizia a fare le prime e dolorose mosse:
A fine degli anni 80 le quote societarie di maggioranza passano ad un gruppo di società di finanza, più interessato al patrimonio immobiliare e ai pacchetti azionari che alla produzione industriale di fiammiferi. Si scorporano le due principali attività rimaste e sparisce il nome Saffa; la produzione ridotta di fiammiferi continua col nome ITALMATCH.
Gli anni a venire sono anni di resistenza e sofferenza in cui l’azienda cerca di liberarsi di tutti quei settori che non ritiene più produttivi. Diversi stabilimenti esterni vengono chiusi ed il personale spostato o accompagnato alla pensione. Alla fine degli anni 90 a produrre fiammiferi è rimasto solo lo storico stabilimento di Magenta e la ragione sociale è cambiata ancora in F.R.F. srl (Fabbriche Riunite Fiammiferi).
Il giorno 11 Marzo 2002 è una data triste da ricordare! Anche il glorioso stabilimento di Magenta faceva uscire l’ultima scatola di fiammiferi.
Si trattava di una scatola MAXI-BOX contenente 250 fiammiferi familiari e riportava sull’etichetta la replica di una confezione del 1875. INCREDIBILE, l’inizio e la fine di una lunga stori durata quasi 130 anni, rappresentata da una sola scatola!